Intervista a Benedetto – Il doppio tesseramento tra campo e fischietto

Il doppio tesseramento rappresenta oggi una concreta opportunità per avvicinare i giovani al mondo arbitrale senza rinunciare alla passione per il calcio giocato.
In questa intervista, Benedetto racconta la sua esperienza tra campo e fischietto, offrendo uno sguardo diretto e autentico su un percorso di crescita sportiva e personale promosso dalla Associazione Italiana Arbitri – Sezione di Prato.

1. Come hai scoperto la possibilità del doppio tesseramento e cosa ti ha convinto a provarci?
«L’ho scoperto grazie a un mio amico arbitro. Quando me ne ha parlato, ho iniziato a informarmi e, appena ho capito che era possibile il doppio tesseramento, mi sono iscritto subito al corso.»

2. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo arbitrale pur continuando a giocare a calcio?
«Il calcio è la mia passione fin da quando avevo 4 anni. Scoprire questo mondo diverso ma allo stesso tempo simile, perché lo sport è lo stesso ma visto da un’altra prospettiva, mi ha spinto a iniziare questa avventura.»

3. Com’è stato indossare per la prima volta la divisa da arbitro? Ti ricordi la tua prima gara?
«È stata un’emozione unica. Entrare in campo senza le vesti da calciatore ma come protagonista della partita mi ha reso un po’ ansioso, ma non vedevo l’ora di iniziare. La mia prima gara è stata un torneo a Prato Nord, tra Maliseti e Colline Medicee: ho assegnato due rigori e, finita la partita, non vedevo l’ora di arbitrarne un’altra.»

4. Quali differenze hai notato tra vivere il campo da giocatore e da arbitro?
«Sono due ruoli completamente diversi. Da calciatore eseguo ciò che richiedono il mister o la squadra; da arbitro, invece, sono da solo e devo gestire giocatori, allenatori e genitori, restando concentrato dall’inizio alla fine e sicuro delle mie decisioni.»

5. Porti ciò che impari da arbitro anche nel tuo modo di giocare?
«Il mio modo di giocare non è cambiato, ma durante la partita mi sento diverso. Capisco meglio le difficoltà dell’arbitro e questo mi aiuta molto.»

6. Essere calciatore ti aiuta quando arbitri?
«Sì, mi aiuta molto. Non mi soffermo sui piccoli contrasti e riesco a gestire la partita lasciando giocare, perché conosco bene le dinamiche del campo.»

7. I tuoi compagni ti vedono in modo diverso da quando sei anche arbitro?
«Il mio comportamento è rimasto lo stesso, ma i miei compagni mi chiedono spesso se una decisione arbitrale sia giusta o no. Finisco per dare tante spiegazioni, ma almeno li aiuto a capire le difficoltà dell’arbitro.»

8. Qual è stata la tua soddisfazione più grande come arbitro?
«La decisione di intraprendere questo percorso. Dopo la prima partita me ne sono innamorato e ogni settimana non vedo l’ora che arrivi la domenica.»

Doppio tesseramento AIA FIGC

9. Come gestisci impegni, allenamenti e designazioni?
«Per me non è difficile: gli allenamenti arbitrali sono due a settimana, martedì e giovedì, e so che gioco sempre il sabato. Quindi arbitro la domenica.»

10. Cosa diresti a un ragazzo o una ragazza che ama il calcio ma non ha mai pensato di arbitrare?
«Direi di provarci. A me ha cambiato dentro e fuori dal campo. Non devi rinunciare al tuo sogno: puoi fare entrambe le cose.»

11. Qualcuno ha mai messo in dubbio la tua imparzialità perché sei anche calciatore?
«No, non mi è mai capitato. Anzi, penso che essere anche un calciatore sia un vantaggio rispetto a chi ha fatto solo l’arbitro.»

12. Arbitrare ti ha aiutato nella vita quotidiana?
«Sì. Prima ero molto timido, ora sono più sicuro di me e riesco a prendermi le mie responsabilità.»

13. Il doppio tesseramento può avvicinare più giovani al mondo arbitrale?
«Secondo me sì. Oggi tanti ragazzi sognano il calcio e difficilmente lo lascerebbero; dare loro la possibilità di fare entrambi i percorsi può portare più giovani verso l’arbitraggio.»

14. Hai notato differenze nel rispetto verso gli arbitri da quando vivi entrambe le prospettive?
«Sì. Da arbitro so che non avrò mai pienamente ragione per giocatori o allenatori: ci sarà sempre una protesta. Ma ognuno ha il suo punto di vista; io devo restare sicuro delle mie decisioni.»

15. C’è un episodio particolare che rappresenta il tuo modo di vivere il calcio?
«Non un episodio preciso, ma quando gioco da calciatore cerco sempre di calmare i compagni quando protestano. Da arbitro capisco le difficoltà del momento, ed è così che vivo il calcio: mostrando loro un’altra prospettiva.»

16. Se potessi cambiare qualcosa nel rapporto tra giocatori e arbitri, cosa sarebbe?
«Vorrei che i giocatori capissero che gli arbitri sono persone come loro: possono sbagliare. E gli arbitri, allo stesso tempo, dovrebbero comprendere che il calcio è un gioco di contatto: lasciar correre di più aiuta a capire l’adrenalina e la voglia di vincere.»